Positive Project From Heart Effect (2phe crew) fondata il 20/08/2011 Da: OistMc, Smogone, Keibi, MetrMc, Mr.Nilson, Vetus la rock, Zero1. L'obbietivo della nostra crew è salvaguardare e diffondere la filosofia della cultura HipHop seguendo i principi dell'Universal Zulu Nation, della Dichiarazione di Pace dell'HipHop e di Hogar Del Hip Hop.
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mercoledì 12 luglio 2023
venerdì 19 luglio 2013
20 - 21 Luglio Jam spontanea " Block Party "
20 e 21 Luglio Jam spontanea "Block Party"
dietro il comune di Romano D'ezzelino (Vicenza)
2 giorni di jam spontanea Writing, B.boying/B.girling, Djing, Mcing tutto open, easy e free.
Per quanto riguarda la partecipazione soprattutto dei Writers contattare Smogone o scrivere a 2phecrew@gmail.com, nel limite del possibile si cercherà di dare spazio a tutti.
Chi c'è c'è, chi non c'è non c'è, take it easy and fresh!
Peace
Per altre info qui l'evento facebook
sabato 4 maggio 2013
martedì 23 aprile 2013
What Inspires DJ Lord Yoda X of Crash Crew + intervista al gruppo
Crash Crew was an early hip-hop group who recorded for Sugar Hill Records. The group, based in New York City, consisted of members DJ Daryll C. (who died in 1999 due to diabetes),
G. Man, La Shubee, Barry Bistro, Ek Mike C., and Reggie Reg. According
to JayQuan.com, the six met at a talent show sometime in 1977. In 1980,
they recorded their first single under the moniker "Disco Dave and the
Force of the 5 MC's".[1] The single, "High Powered Rap", was released on Mike & Dave Records. That same year, the group signed to Sugar Hill Records and released several classic singles like "We Wanna Rock", "Breaking Bells", and "On the Radio".
Members:
G. Man
La Shubee
Barry Bistro
Ek Mike C.
Reggie RegDJ Lord Yoda X
La Shubee
Barry Bistro
Ek Mike C.
Reggie RegDJ Lord Yoda X
DJ Daryll C (deceased)
Albums
- The Crash Crew (1984)
- High Powered Rappers (1996)
- Back to the Old School 2 - We Are Emcees (2001)
Singles
- High Power Rap (as Disco Dave and the Force of 5 MC's) (1980)
- We Want To Rock (1981)
- Breaking Bells (Take Me To the Mardi Gras) (1982)
- On the Radio (1983)
- We Are Known As Emcees (We Turn Party's Out) (1983)
- Here We Are (Waiting For You) (1984)
- 2-4-6-8/Here We Are (1985)
- The Crash Crew Is Back/Summer Fun (1995)
- The Real Hip Hop/Champagne Flights (1996)
- High Powered Rappers (1998)
Fonte:
Intervista al gruppo:
Etichette:
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Musica,
Rap,
Universal Zulu Nation,
Video
martedì 16 aprile 2013
La leggenda ICE ONE intervistato a The Flow + Full album "B.Boy Maniaco"
In occasione della ristampa dell'album "B.Boy Maniaco" Ice One importantissimo pioniere della scena italiana è stato intervistato a The Flow
Qui il link dell'Intervista:
http://www.youtube.com/watch?v=X8EXGAfxqy0
Qui invece potete ascoltare l'album per intero, prima stampa di "B.Boy Maniaco"
martedì 24 luglio 2012
Recensione del libro "Storie di assalti frontali" di Militant A
Frasi tratte dal libro:
Per noi il rapporto tra musica e politica ha avuto sempre l'ntenzione di formare più che d'informare, formare nuove strade, nuovi cervelli, nuove possibilità, più che rivelare verità nascoste che sono sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere. Ma soprattutto autoformarci direttamente dentro le esperienze.
Feste di notte, sound system la mattina sulle gradinate, sound system in mezzo ai cortei, solo dieci anni prima si finiva a botte per prendere la parola alla fine delle manifestazioni dei movimenti, ora facevamo partire la base e via, tutti si alzavano in piedi e seguivano approvavano. Quel tipo di comunicazione funzionava bene e nei successivi due anni dentro ogni centro sociale nasceva una Posse.
Se ho un ricordo dei più vecchi è un ricordo di lamento continuo. Non facevano che parlare di quello che era successo pochi anni prima, negli anni Settanta, di quanto era tutto più bello, più potente ecc. ecc. Uno strazio. Una palla al piede che ci portammo per anni… …Un'eterna tentazione a guardare indietro, a parlare di storie successe. Ho letto documenti, visto documentari, bevuto racconti, ingoiato libri su quegli anni. Se ho capito una cosa è che non si evade dal tempo.
…se riesci a non perdere la testa, quando tutti l'hanno persa e ti dicono " Ne hai tu la colpa",…Se riesci a sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni, e a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine…, se riesci a fare delle tue vittorie un solo fagotto, e giocarlo tutto in una notte a testa o croce, e perdere, e ricominciare da capo, senza mai spendere una parola su ciò che hai perduto… tue è la Terra….
Mi stupisco come a volte basti un'immagine particolare o una particolare frase a fissare l'attenzione su dettagli, facendomeli riscoprire del tutto nuovi…
Mi diceva " Non c'è sentiero, il sentiero sono le orme dei tuoi passi. Non c'è sentiero, il sentiero si apre camminando".
… che io abbia la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, e la saggezza di comprendere sempre la differenza.
Passavo intere sere dentro una macchina, bombe su bombe, discussioni fino a notte tarda. Vita sociale. Giravamo per birrerie o locali che mentre ci stai dentro non te ne accorgi ma poi mi sono reso conto che mi lasciavano questo: niente.
La musica penetra l'individuo nella sua intimità, ne orienta le emozioni e gli istinti, è cultura.
Spingevo Funk Theology con Castro X e NCOT… …Alla radio spingevamo hip-hop, testi tradotti, parti di libri del BPP, Black Panther Party. Ogni soffio di vento che arrivava dai ghetti era il nostro.
La solitudine che prova un fratello non è isolata. La solitudine è una delle armi maggiori che il potere utilizza per dividere e conquistare… In questi secoli, io, come te, come ognuno di noi, ha le sue carte da giocare. Se vediamo qualcuno picchiare un cane dobbiamo essere noi per primi a dire basta. Che questo avvenga dentro o fuori il villaggio non importa. Emancipare se stessi dalla schiavitù mentale è l'attivatà rivoluzionaria più difficile, ma anche la più soddisfacente. E' l'attività rivoluzionaria che più ci manca e che ci rende sempre più soli.
L'idea soffia sulla brace che scintilla. Osserva. Ragiona. Tiene in allenamento. Chi ci criticava non diceva cazzate però. L'ideologia è il lato negativo delle idee. L'ideologia è l'idea fissata come una dottrina, come una fede cieca, giustifica cose che non sappiamo altrimenti spiegare. E' una sorta di autoinganno, un vestito, la visione generica che nasconde la nuda realtà.
Credo che la spiegazione vada ritrovata nei retroterra politici, sociali ed economici e che ogni esperienza faccia storia a sè. negli Usa quasi tutti i gruppi hip-hop vedevano nella svolta economica un segno di emancipazione. Cultura del ghetto. Anche i Public Enemy, che criticavano il mercato nelle canzoni, invitavano i ragazzi a rubare i dischi, lavoravano con le multinazionali e si mostravano con elicotteri e jeep. Quella è una cultura in cui per essere ascoltato devi essere un vincente. Il mercato è talmente presente che è assurdo perdere l'opportunità di un buon contratto… … loro dicevano che i valori che vuoi comunicare vanno venduti come merce, come moda devi usare il mercato. Allora entri nella testa e nei bisogni dei ragazzi.
Persone di peso che arricchivano. C'era, invece, chi finiva "parcheggiato" e inaridito: vocabolario ridotto a poche sillabe, esigenze al minimo, birre, canne, ciloum, drogarsi e uccidersi unico amore. Questi finivano a spaccarsi per spaccarsi senza più desiderio di raggiungere altri territori. In alcuni momenti mi chiedevo come puoi cambiare il mondo se non dai un cencio di stimolo a chi ti vive vicino. "Se non posso cambiare le persone intorno a me, cambio persone intorno a me".
C'erano compagni che mi fermavano e mi dicevano: Senti, per curiosità, ma che significa posse?. Letteralmente "drappello di uomini armati". In effetti un modo di dire jamaicano o afroamericano per indicare una banda, un gruppo di ragazzi uniti da legami tipo condividere giornate intere all'angolo di una strada.
Nel mio cammino la Cordata fu una prova che valeva la pena provare. Ora so che mi fece capire due cose importanti. La prima è che devo essere autosufficiente sempre, anche dentro una rete. Voglio dire, se siamo in tanti è meglio, ma devo saper vivere da solo. La seconda è che nel movimento è giusto che ognuno faccia il cazzo che gli pare. E' inutile avvelenarsi il sangue a convincere chi non vuole sentire. Fai quello che devi fare e fallo bene e poi forse qualcuno ti darà la sua attenzione.
Mi diceva " Non c'è sentiero, il sentiero sono le orme dei tuoi passi. Non c'è sentiero, il sentiero si apre camminando". Tratto dal libro Storie di assalti frontali.
L'infelicità è la schiavitù delle menti.
avessi più umiltà darei più amore, mi temo, ogni dipendenza uccide un'ambizione.
stressavo il cervello per uscire dalla notte, ma fossi poi arrivato da qualche parte, ora è andata, non pensavo fosse vero, niente più era chiaro, ho adetto addio sul serio, autocontrollo è dote di un guerriero, in alto le mie qualità, non confondo più abbandono e libertà, ho spinto l'esperienza fino in fondo, la sofferenza è il punto di partenza per il viaggio di ritorno, e io l'affronto, volevo intorno uomini migliori, ma li vedevo sotto con la scusa di voler uscire fuori, fino a che punto ero esaurito, e mi consideravo uno realizzato, sono tornato, in tempo, e quello è il mio passato, nella nebbia l'autodistruzione ha il sopravvento, è la violanza che ti implode dentro, sulla frequenza lucida ora tengo, per vedere quanto valgo.
mi muovo coi fratelli un occhio all'immediato e uno all'infinito.
Mi dice: "Per me l'hip-hop è una ricerca mistica, una strada per cercare risposte, e anche per questo non ho mai subito i danni della chiusura mentale che in molti porta al terribile conflitto che c'è tra l'hip-hop e il resto del mondo... se mi chiedi cosa significa hip-hop rispondo che dovrei spiegarti la mia vita". Ice One
e ogni volta c'è smpre, chi ha davvero voglia o si sforza di capire, chi finge soltanto o soltanto non ha nessuna voglia di capire, ricoedo come un'onda di ritorno, quanti personaggi, troppi personaggi, le loro facce somigliarsi, e il loro vestito... non sempre quello di un nemico, dividere divisi fino all'infinito, così forti coi deboli deboli coi forti qui sull'orlo dei binari, il sole ha lasciato solo il colore arancione, sulle mille storie umanae, a uno a uno, su tutti quelli che non mi sono mai lasciato dietro, i miei fratelli, che non mi hanno mai lasciato dietro, solo, nel calore di un momento che non lasc che non lascia il posto al vuoto, e cammino passo dopo passo....
perchè vedi graffiti son segnali di colore, che vengono dal cuore.
era quello il tempo delle scelte, il tempo dei legami, quando si vuole scegliere una sola volta per sempre, quando si vuole che un fratello è per sempre, quando la storia è solo una parola da scrivere coi giorni, e per onere di giustizia l'istinto travolge la prudenza, poi ci si convince che solo qualche istante può essere per sempre, perchè tutto cambia, come il tempo cambia le tagioni, ma come il segno che lascia, qualche volte qualcosa resta, anche se costa la coerenza con le scelte più importanti...
sono Castro x e ancora mi diverto, la musica è importante è un colore della vita , colonna sonora del battito di strada, che il vento e la sabbia non anebbino la mira, l'essere uniti è un'arma calibrata, odio e amore negli anni hanno invaso il mio cuore, sarà forse per questo che disprezzo chi lo invade di paure... Castro X
la gioia allarga l'anima e mi spinge a dare, non siamo nati per soffrire, a volte si alza un vento di tempesta, un uragano mentale dentro la mia testa, devo stare bene adesso basta, ma c'è qualcosa d'intrigante nelle notti rubate, tra battiti alterati il ferro gli ufo e le fate, ad aspettare domani, ballando come sciamani, capisci bene perchè io vado avanti, questione d'idee nient'affatto di milligrammi, ho 25 anni e come puoi vedere, nel mie cervello e nelle braccia non ci sono fori, però me ne sto fuori volentieri, e me ne vado in in giro in cerca di colori...
martedì 22 maggio 2012
Recensione del libro "La storia ragionata dell'Hip Hop Italiano" di Damir Ivic
Già dall'introduzione l'autore mette bene in chiaro determinate scelte e una certa visione con cui ci si deve approcciare al libro; questo l'aveva già annunciato anche durante le conferenze, dove spiegava che il titolo "Storia ragionata dell'Hip Hop Italiano" è sbagliato, in quanto il libro parla del rap e non della cultura Hip Hop nel suo complesso (che è l'insieme di più elementi). A questo punto mi chiedo perchè allora non mettere direttamente il titolo corretto? Comunque citando direttamente il testo "Questo libro va benissimo se il rap italiano l'avete sempre seguito solo distrattamente, un pò capendolo, un pò no, un pò appassionandovi, un pò no. E' perfetto se al rap vi siete approcciati con le posse - come molti - per poi perderlo di vista, perchè vi era sembrato molto meno interessante. Scoprirete che le posse sono state per molti versi un'illusione ottica, una meravigliosa e ingannatoria illusione ottica. Questo libro va benissimo anche se siete appassionati maniacali di rap italiano. O, diciamo, potrebbe andar benissimo. Perchè se siete appassionati maniacali, probabilmente noterete tutta una serie di mancanze, di omissioni, di interpretazioni secondo voi troppo estensive. Ma magari nel vostro essere appassionati maniacali vi è sempre sfuggita una visione d'insieme, in qualche modo distaccata, però fatta pur sempre da chi certe cose le ha vissute sulla propria pelle".
Difatti l'introduzione è scritta per due tipologie di persone diverse, chiamiamoli gli "esperti in materia" e "i novellini", questo dimostra che l'autore conosce veramente la scena dall'interno e quindi aspettandosi certe reazioni ha messo le mani avanti come si suol dire, però questo può anche far riflettere. Il fatto poi che l'autore voglia usare la parola Hip Hop e rap come sinonimi anche se lui stesso ne conosce il significato, che è ben diverso (l'HipHop è una cultura nella quale sono presente i seguenti elementi MCing, DJing,Writing, B.bying -B.girling e che vengono tenuti insieme dall'elemento della KNOWLEDGE, la conoscenza) mentre, il rap è solo un modo di cantare usato nell'Mcing) fa capire che sì, lui conosce la cultura e la scena, ma non è realmente o consapevolmente interessato a mantenerne intatte le radici e a preservarla; oppure che la conosce ma non è stato mai davvero coinvolto in essa. Sottolineo che questa è una mia opinione, ma quando si scrive che il libro serve per fare capire determinati concetti e determinate cose ai "novellini" ma anche agli "esperti in materia" allora sarebbe anche giusto dare le corrette informazioni e non quelle erronee, tra l'altro per scelta come scritto nel testo: "Questo libro poi, lo diciamo subito, nasce profondamente ingiusto. Si, ingiusto. Perchè una storia dell'hip hop in Italia dovrebbe mettere in campo anche una storia del writing, analizzare con più attenzione quanto è accaduto negli anni nel campo del turntablism, dare almeno un minimo di spazio ai campioni del breaking (quelli bravi a fare la breakdance, insomma) e già dal primo capitolo capirete perchè. Inoltre, vi accorgerete presto che hip hop e rap sono utilizzati in maniera quasi intercambiabile. Potenzialmente un errore da matita blu, perchè il primo è una cultura e il secondo è uno dei mezzi attraverso cui questa cultura si esprime (gli altri, appunto, il fare graffiti, il compiere evoluzioni sui giradischi e il produrre musica in generale, il ballare). Tuttavia, se un pò ci veniva troppo comodo fare così, d'altro canto è una scelta che ha comunque una sua ragion d'essere: perchè di tutte le arti la cultura hip hop, quella del rap è stata da sempre la più esposta, la più visibile, la più influente per quanto riguarda i destini e gli effetti concreti dell'industria culturale. E quindi: è sbagliato sovrapporre hip hop e rap. Ma è accettabile. Concedetecelo."
Detto questo, il libro mi ha sorpreso in positivo, soprattutto perchè la maggior parte del testo è costituito dalle interviste ai vari artisti della scena italiana: The Next One, Dj Skizo, Dj Gruff, Neffa, Militant A, Deda, Fabri Fibra, Inoki ecc. Questo è molto utile, perchè permette di capire i vari punti di vista (che si riscontrano anche quando si va ad ascoltare una loro canzone), ma soprattutto permettono di capire certe decisioni che questi personaggi hanno intrapreso durante il loro percorso. In più devo dire che ho imparato molte cose sulla vecchia scuola italiana perchè questo libro dà molti spunti; se a questi poi viene affiancata una ricerca personale, si riescono a trovare molte altre informazioni interessanti.
C'è però un altro punto che personalmente non condivido ed è il modo un pò troppo commerciale di valutare i dischi. Molte volte si legge che non si è raccolto tot. soldi o che non si è venduto tot. copie, e quindi probabilmente l'album non era così bello o non aveva il potenziale per entrare nel mercato di massa. Io mi chiedo come sia possibile giudicare un album in questo modo, quando ci sono tantissimi dischi, capolavori veri e propri, che sono rimasti invenduti. Il mercato non è sicuramente il miglior metro di giudizio, soprattutto quando sappiamo benissimo che le lobby ne manovrano i fili con obiettivi decisamente non positivi. Se poi prendiamo questa visione, questo metro di giudizio, e lo rapportiamo al rap, secondo me è veramente riduttivo in quanto gli elementi della cultura Hip Hop andrebbero usati come mezzi per migliorare se stessi, non si dovrebbe guardare nessun numero di vendita o dati di questo genere, dovrebbe essere una cosa che viene da dentro di sè per migliorare se stessi in primis, e per poi fuoriuscire all'esterno, nel modo di vivere e rapportarsi con gli altri.
Poi se questo si traduce in copie vendute e soldi ben venga, ma sicuramente non si può valutare un disco in base a questi dati.
in più vorrei aggiungere che capisco e condivido la scelta di non mettere tutti i dischi pubblicati nel corso degli anni, ma secondo me ne manca uno di veramente fondamentale, il quale è anche forse l'unico album a rappresentare la Cultura Hip Hop come viene vissuta negli USA dall' Universal Zulu Nation e da moltissimi pionieri e artisti. Questo disco è "Dritto Dal Cuore" dei The Next Diffusion (Un disco che bisogna assolutamente ascoltare se vi piace la Cultura Hip Hop): questa mi sembra una grave mancanza, perchè toglie uno dei più grandi e importanti punti di vista della cultura Hip Hop, se non forse il più importante.
Aggiungo un'altra cosa strettamente personale: secondo me sono stati dati dei giudizi un pò troppo duri a certi album che, a parer mio, ma anche a detta di molta altre persone della scena italiana, sono delle vere perle, come per esempio "Banditi" degli Assalti Frontali o "Medicina Buona" del gruppo La Comitiva.
In ogni caso penso che valga sicuramente la pena leggerlo, anche se questa lettura andrebbe affiancata a un pò di esperienza nella scena e nelle sue vicende per capire certi concetti. Il mio consiglio è: se siete al'inizio del vostro percorso chiedete un supporto o dei consigli a chi fa parte della scena prima di voi e può farvi approfondire molti degli argomenti trattati.
Peace,
Smogone
Alcuni pezzi tratti dal libro:
Sulle origini di quest'ultimo, la disputa è ancora accesa. Come tempi, siamo fra il 1977 e il 1978. C'è chi dice fu Grandmaster Flash assieme a una cricca di amici suoi 8per prendere in giro un amico appena arruolato nell'esercito:hip hop era in fatti una resa onomatopeica del dover procedere a passo di marcia), c'è chi dice fu Lovebug Starski, c'è chi dice altri ancora. Di sicuro, anche il significato letterale non è per nulla male, e sarebbe un peccato pensare si tratti solo di questione di suoni onomatopeici: hip in americano sta per 'attuale', o anche 'interessante esattamente qui e ora', hop è invece un verbo traducibile con 'saltare', 'fare un balzo'. L'hip hop è quindi il movimento della contemporaneità , a voler essere elastici nella traslazione della lingua americana. Mica male. Di sicuro un ruolo cruciale nel diffondere il termine lo ha avuto Afrka Bambaataa.
Il punto fondamentale però è che tutta questa storia è nata nel South Bronx, in determinati modi e grazie a determinate persone. Se anche solo ti piace il mondo dell'hip hop, tu questa cosa la devi conoscere e riconoscere! Perchè quella è la base da cui poi è cresciuto e si è strutturato tutto il resto. Questo è un primo punto fermo. Un secondo è che si tratta di un messaggio universale , fatto per includere, non per escludere. E una volta che ti appassioni devi sempre tenere a mente questa responsabilità. Un terzo punto che negli ultimi anni molto facilmente si perde di vista, e che in realtà è importante come i primi due, è che non bisogna avere fretta e non bisogna avere l'ansia di sfruttare le opportunità che l'hip hop ti dà il più velocemente possibile e solo per scopi personali. Se usiamo l'hip hop solo per un nostro tornaconto, non abbiamo capito nulla di questa cultura. Quella forza misteriosa che ti dà una spinta in più a fare, ad allenarti, a sbatterti quando si tratta di hip hop, è prima di tutto la sensazione di fare parte di qualcosa di molto più grande di te. Una bella sensazione: è quella di sentirsi molto piccoli all'interno di una cosa che continua a dare speranza e sogni a persone che altrimenti non ne avrebbero, o farebbero molta più fatica a regalarseli. Sono passati trenta, quarant'anni e continuiamo a parlare di una storia che non ha smesso di proporre nuovi personaggi, personaggi però che tutti - in un modo o nell'altro - in qualche modo si riferiscono alla scintilla originaria. Questa è la sua forza. La sua vera forza. Non è solo musica. Non è nemmeno la danza o l'espressione grafica. E' invece tante cose assieme, in mutevole ma continuo equilibrio tra loro, una condizione che fa sì che questa riesca ad essere una vera e propria cultura, non uno stile o una moda. The Next One
Ecco, questa era la cosa curiosa, anzi significativa: molta gente - a partire da questa - che poi è diventata famosa come dj e mc in realtà ha iniziato da breaker; più in generale, era chiaro il fatto che se ti avvicinavi a questa faccenda dovevi avere un'infarinatura minima in tutte le quattro arti. The Next One
Prendiamo ad esempio il breaking, per non parlare dell'aspetto prettamente sonoro del rap e del deejaying: i ballerini di oggi ballano quasi tutti a scatti, aspettano l'accento ritmico e poi partono con la determinata mossa, eseguita magari benissimo , ma un ballo così non va bene, è... macchinoso. "Ma io sto ballando a tempo", mi dicono. "No.Magari stai toccando il tempo, ma non stai ballando", la mia risposta. The Next One
Così quando Ken Swift e Mr Wiggles mi chiesero ufficialmente di diventare membro della Rock Steady Crew, un onore incredibile, io fui grato, ma scandii anche: "Voglio che sia chiaro e che sottolineate pubblicamente il fatto che me l'avete chiesto voi. Non sono io che vengo a chiedere un posto nella Rock Steady Crew per poterne sfruttare la reputazione mondiale, è la Rock Steady Crew che mi cerca perchè mi ritiene degno di far parte di essa". Ma mentre dicevo queste cose comunque dentro di me continuavo a ripetermi:' E' pazzesco, è pazzesco... mi stanno chiedendo di entrare - e addirittura di entrare direttamente, senza fare prima le sfide con tutti i membri, che era l'iter obbligatorio praticamente per tuti i nuovi affiliati". The Next One
Dinque. Torni definitivamente in Italia,e trovi le posse...
C'è da fare una premessa fondamentale. La cultura hip hop è arrivata in Italia quando ancora, complessivamente, non c'erano dalle nostre parti gli strumenti per codificare il linguaggio di questa cultura.... ....Il linguaggio. Questo è il primo gap. Non poter recepire il messaggio in maniera diretta. Già parlando la stessa lingua è difficile capirsi, figuriamoci quando devi importare concetti da una lingua diversa. In Italia questo è stato un problema particolarmente sentito, visto la scarsa dimestichezza con l'inglese. Ecco che quindi da noi, per un sacco di tempo, ci si è limitati ad adottare solo la forza di impatto della cultuar hip hop, il motivo e i meccanismi per cui è immediatamente riconoscibile e quindi coinvolgente. Che, ok, magari è la sua parte più pura e potente, ma è solo una parte della storia. The Next One
Il nostro South Bronx, per molti versi, sono stati i centri sociali. Piaccia o non piaccia. E' nei centri sociali che il linguaggio dell'Hip Hop ha preso a diffondersi realmente, con crescite a ritmi esponenziali. E' lì che è stato accolto e incoraggito a diventare adulto e autonomo. E' lì che ha trovato le strutture per essere praticato e propagandato. I writer hanno trovato i muri. I breaker hanno trovato un posto dove non ci fossero direttori artistici di balere e discoteche pronti a cacciarli perchè facevano robe strane ed erano vestiti male. Gli mc e i dj hanno trovato un pubblico - un pubblico intenzionato a partecipare, non solo pronto a ramirare distrattamente l'ultima stranezza modaiola americana. Non c'è alcun pioniere dell'Hip Hop italiano, fra chi arriva dalla scena dei centri sociali. Ma è questa stessa scena ad aver messo l'hip hop sulla mappa, nella società italiana.
Quei giovani condannati alla marginalità sociale nel Bronx di quegli anni, infatti, ebebro la capacità (la necessità) si sintetizzare in un preciso momento storico, in un luogo particolare, determinate forme espressive appartenenti alla tradizione culturale afroamericana e latina, per farle nascere e diffondere attraverso momenti e spazi di aggregazione autoprodotti come i block parties, una nuova ondata creativa che, sa lì a breve, invaderà il mondo. U.net
Perchè tu, nel momento in cui abbracci la cultura hip hop, utilizzandone una delle discipline dovresti essere tenuto a farlo, devi sentire la responsabilità di divulgare una tradizione, non devi solo pensare al qui e ora e a quello che viene più facile e immediato per te.... ....è che avevo profonda consapevolezza del sendo del rispetto: rispetto verso quella cultura hip hop che aveva aiutato moltissime persone emarginate a dare un senso alle proprie e ad avere un posto nella società. The Next One
La storia dimostra che l'hip hop può occuparsi benissimo di politica, non sto neanche a fare qui i centomila esempi possibili, esattamente come può occuparsi di party, di piccole quotidianità, di amori, di colori, di movimenti. Ognuno nell'Hip Hop può spendersi secondo la sua personale sensibilità, nel momento in cui porta rispetto alla propria cultura.
Poi sai, noi che provenivamo dall'Isola eravamo considerati dei gran fighetti, nella galassia dei centri sociali. All'epoca era assurdo pensare di fare lì dentro una festa; oggi è scontato che negli spazi occupati ci siano concerti, serate con dj, eccetera.. all'epoca invece se provavi a proporlo la prima reazione era: "Una festa? e per cosa? Per finanziare quale causa?". Quando rispondevi che no, non c'era nessuna causa particolare da finanziare, era una festa per proporre buona musica, magari qualcosa di nuovo,magari qualcosa di culturalmente avanti, ecco, lì partivano gli scazzi. Pesanti, anche. Deda
Vorrei innanzitutto una tua definizione di sucker. chie è il sucker?
Ti dirò cosa non è un sucker. No è un sucker uno agli inizi, non è un sucker uno che dopo dieci anni non ha capito niente, non è un sucker uno che si veste da paninaro. Viceversa: un sucker è un infame, uno che ruba lo stile di un altro per farlo suo, uno che per conto del Male vuole eliminare il Bene, uno che vuole prendersi meriti che non ha. Dj Gruff
D'altronde la poesia è dentro ognuno di noi, bisogna solo andarla a cercare nella propria anima... ce la tiriamo dietro da sempre... noi siamo pezzi di ricordi. Dj Gruff
Questa è la vita, a me piace spiegare il fatto esattamente. Forse ci metto troppo cuore o fotta, non so; fatto sta che che è sempre più raro che qualcuno chieda la mia opinione. A torino, dove come ben sai ci trovi gente capace (non molti, per la verità), le critiche sono la parte migliore. La tamarraggine più stronza la trovi al Regio. Io venedno da lì e non essendo propriamente settentrionale non posso fare altrimenti. Comunque non è cattiveria: è cuore,fotta,stile. Dj Gruff
In più, se nasci come imitazione la gente se ne accorge. Quando qualcuno invece fa qualcosa di pancia, da un'esigenza e da una scintilla personale, la differenza salta fuori. Phra
Difatti l'introduzione è scritta per due tipologie di persone diverse, chiamiamoli gli "esperti in materia" e "i novellini", questo dimostra che l'autore conosce veramente la scena dall'interno e quindi aspettandosi certe reazioni ha messo le mani avanti come si suol dire, però questo può anche far riflettere. Il fatto poi che l'autore voglia usare la parola Hip Hop e rap come sinonimi anche se lui stesso ne conosce il significato, che è ben diverso (l'HipHop è una cultura nella quale sono presente i seguenti elementi MCing, DJing,Writing, B.bying -B.girling e che vengono tenuti insieme dall'elemento della KNOWLEDGE, la conoscenza) mentre, il rap è solo un modo di cantare usato nell'Mcing) fa capire che sì, lui conosce la cultura e la scena, ma non è realmente o consapevolmente interessato a mantenerne intatte le radici e a preservarla; oppure che la conosce ma non è stato mai davvero coinvolto in essa. Sottolineo che questa è una mia opinione, ma quando si scrive che il libro serve per fare capire determinati concetti e determinate cose ai "novellini" ma anche agli "esperti in materia" allora sarebbe anche giusto dare le corrette informazioni e non quelle erronee, tra l'altro per scelta come scritto nel testo: "Questo libro poi, lo diciamo subito, nasce profondamente ingiusto. Si, ingiusto. Perchè una storia dell'hip hop in Italia dovrebbe mettere in campo anche una storia del writing, analizzare con più attenzione quanto è accaduto negli anni nel campo del turntablism, dare almeno un minimo di spazio ai campioni del breaking (quelli bravi a fare la breakdance, insomma) e già dal primo capitolo capirete perchè. Inoltre, vi accorgerete presto che hip hop e rap sono utilizzati in maniera quasi intercambiabile. Potenzialmente un errore da matita blu, perchè il primo è una cultura e il secondo è uno dei mezzi attraverso cui questa cultura si esprime (gli altri, appunto, il fare graffiti, il compiere evoluzioni sui giradischi e il produrre musica in generale, il ballare). Tuttavia, se un pò ci veniva troppo comodo fare così, d'altro canto è una scelta che ha comunque una sua ragion d'essere: perchè di tutte le arti la cultura hip hop, quella del rap è stata da sempre la più esposta, la più visibile, la più influente per quanto riguarda i destini e gli effetti concreti dell'industria culturale. E quindi: è sbagliato sovrapporre hip hop e rap. Ma è accettabile. Concedetecelo."
Detto questo, il libro mi ha sorpreso in positivo, soprattutto perchè la maggior parte del testo è costituito dalle interviste ai vari artisti della scena italiana: The Next One, Dj Skizo, Dj Gruff, Neffa, Militant A, Deda, Fabri Fibra, Inoki ecc. Questo è molto utile, perchè permette di capire i vari punti di vista (che si riscontrano anche quando si va ad ascoltare una loro canzone), ma soprattutto permettono di capire certe decisioni che questi personaggi hanno intrapreso durante il loro percorso. In più devo dire che ho imparato molte cose sulla vecchia scuola italiana perchè questo libro dà molti spunti; se a questi poi viene affiancata una ricerca personale, si riescono a trovare molte altre informazioni interessanti.
C'è però un altro punto che personalmente non condivido ed è il modo un pò troppo commerciale di valutare i dischi. Molte volte si legge che non si è raccolto tot. soldi o che non si è venduto tot. copie, e quindi probabilmente l'album non era così bello o non aveva il potenziale per entrare nel mercato di massa. Io mi chiedo come sia possibile giudicare un album in questo modo, quando ci sono tantissimi dischi, capolavori veri e propri, che sono rimasti invenduti. Il mercato non è sicuramente il miglior metro di giudizio, soprattutto quando sappiamo benissimo che le lobby ne manovrano i fili con obiettivi decisamente non positivi. Se poi prendiamo questa visione, questo metro di giudizio, e lo rapportiamo al rap, secondo me è veramente riduttivo in quanto gli elementi della cultura Hip Hop andrebbero usati come mezzi per migliorare se stessi, non si dovrebbe guardare nessun numero di vendita o dati di questo genere, dovrebbe essere una cosa che viene da dentro di sè per migliorare se stessi in primis, e per poi fuoriuscire all'esterno, nel modo di vivere e rapportarsi con gli altri.
Poi se questo si traduce in copie vendute e soldi ben venga, ma sicuramente non si può valutare un disco in base a questi dati.
in più vorrei aggiungere che capisco e condivido la scelta di non mettere tutti i dischi pubblicati nel corso degli anni, ma secondo me ne manca uno di veramente fondamentale, il quale è anche forse l'unico album a rappresentare la Cultura Hip Hop come viene vissuta negli USA dall' Universal Zulu Nation e da moltissimi pionieri e artisti. Questo disco è "Dritto Dal Cuore" dei The Next Diffusion (Un disco che bisogna assolutamente ascoltare se vi piace la Cultura Hip Hop): questa mi sembra una grave mancanza, perchè toglie uno dei più grandi e importanti punti di vista della cultura Hip Hop, se non forse il più importante.
Aggiungo un'altra cosa strettamente personale: secondo me sono stati dati dei giudizi un pò troppo duri a certi album che, a parer mio, ma anche a detta di molta altre persone della scena italiana, sono delle vere perle, come per esempio "Banditi" degli Assalti Frontali o "Medicina Buona" del gruppo La Comitiva.
In ogni caso penso che valga sicuramente la pena leggerlo, anche se questa lettura andrebbe affiancata a un pò di esperienza nella scena e nelle sue vicende per capire certi concetti. Il mio consiglio è: se siete al'inizio del vostro percorso chiedete un supporto o dei consigli a chi fa parte della scena prima di voi e può farvi approfondire molti degli argomenti trattati.
Peace,
Smogone
Alcuni pezzi tratti dal libro:
Sulle origini di quest'ultimo, la disputa è ancora accesa. Come tempi, siamo fra il 1977 e il 1978. C'è chi dice fu Grandmaster Flash assieme a una cricca di amici suoi 8per prendere in giro un amico appena arruolato nell'esercito:hip hop era in fatti una resa onomatopeica del dover procedere a passo di marcia), c'è chi dice fu Lovebug Starski, c'è chi dice altri ancora. Di sicuro, anche il significato letterale non è per nulla male, e sarebbe un peccato pensare si tratti solo di questione di suoni onomatopeici: hip in americano sta per 'attuale', o anche 'interessante esattamente qui e ora', hop è invece un verbo traducibile con 'saltare', 'fare un balzo'. L'hip hop è quindi il movimento della contemporaneità , a voler essere elastici nella traslazione della lingua americana. Mica male. Di sicuro un ruolo cruciale nel diffondere il termine lo ha avuto Afrka Bambaataa.
Il punto fondamentale però è che tutta questa storia è nata nel South Bronx, in determinati modi e grazie a determinate persone. Se anche solo ti piace il mondo dell'hip hop, tu questa cosa la devi conoscere e riconoscere! Perchè quella è la base da cui poi è cresciuto e si è strutturato tutto il resto. Questo è un primo punto fermo. Un secondo è che si tratta di un messaggio universale , fatto per includere, non per escludere. E una volta che ti appassioni devi sempre tenere a mente questa responsabilità. Un terzo punto che negli ultimi anni molto facilmente si perde di vista, e che in realtà è importante come i primi due, è che non bisogna avere fretta e non bisogna avere l'ansia di sfruttare le opportunità che l'hip hop ti dà il più velocemente possibile e solo per scopi personali. Se usiamo l'hip hop solo per un nostro tornaconto, non abbiamo capito nulla di questa cultura. Quella forza misteriosa che ti dà una spinta in più a fare, ad allenarti, a sbatterti quando si tratta di hip hop, è prima di tutto la sensazione di fare parte di qualcosa di molto più grande di te. Una bella sensazione: è quella di sentirsi molto piccoli all'interno di una cosa che continua a dare speranza e sogni a persone che altrimenti non ne avrebbero, o farebbero molta più fatica a regalarseli. Sono passati trenta, quarant'anni e continuiamo a parlare di una storia che non ha smesso di proporre nuovi personaggi, personaggi però che tutti - in un modo o nell'altro - in qualche modo si riferiscono alla scintilla originaria. Questa è la sua forza. La sua vera forza. Non è solo musica. Non è nemmeno la danza o l'espressione grafica. E' invece tante cose assieme, in mutevole ma continuo equilibrio tra loro, una condizione che fa sì che questa riesca ad essere una vera e propria cultura, non uno stile o una moda. The Next One
Ecco, questa era la cosa curiosa, anzi significativa: molta gente - a partire da questa - che poi è diventata famosa come dj e mc in realtà ha iniziato da breaker; più in generale, era chiaro il fatto che se ti avvicinavi a questa faccenda dovevi avere un'infarinatura minima in tutte le quattro arti. The Next One
Prendiamo ad esempio il breaking, per non parlare dell'aspetto prettamente sonoro del rap e del deejaying: i ballerini di oggi ballano quasi tutti a scatti, aspettano l'accento ritmico e poi partono con la determinata mossa, eseguita magari benissimo , ma un ballo così non va bene, è... macchinoso. "Ma io sto ballando a tempo", mi dicono. "No.Magari stai toccando il tempo, ma non stai ballando", la mia risposta. The Next One
Così quando Ken Swift e Mr Wiggles mi chiesero ufficialmente di diventare membro della Rock Steady Crew, un onore incredibile, io fui grato, ma scandii anche: "Voglio che sia chiaro e che sottolineate pubblicamente il fatto che me l'avete chiesto voi. Non sono io che vengo a chiedere un posto nella Rock Steady Crew per poterne sfruttare la reputazione mondiale, è la Rock Steady Crew che mi cerca perchè mi ritiene degno di far parte di essa". Ma mentre dicevo queste cose comunque dentro di me continuavo a ripetermi:' E' pazzesco, è pazzesco... mi stanno chiedendo di entrare - e addirittura di entrare direttamente, senza fare prima le sfide con tutti i membri, che era l'iter obbligatorio praticamente per tuti i nuovi affiliati". The Next One
Dinque. Torni definitivamente in Italia,e trovi le posse...
C'è da fare una premessa fondamentale. La cultura hip hop è arrivata in Italia quando ancora, complessivamente, non c'erano dalle nostre parti gli strumenti per codificare il linguaggio di questa cultura.... ....Il linguaggio. Questo è il primo gap. Non poter recepire il messaggio in maniera diretta. Già parlando la stessa lingua è difficile capirsi, figuriamoci quando devi importare concetti da una lingua diversa. In Italia questo è stato un problema particolarmente sentito, visto la scarsa dimestichezza con l'inglese. Ecco che quindi da noi, per un sacco di tempo, ci si è limitati ad adottare solo la forza di impatto della cultuar hip hop, il motivo e i meccanismi per cui è immediatamente riconoscibile e quindi coinvolgente. Che, ok, magari è la sua parte più pura e potente, ma è solo una parte della storia. The Next One
Il nostro South Bronx, per molti versi, sono stati i centri sociali. Piaccia o non piaccia. E' nei centri sociali che il linguaggio dell'Hip Hop ha preso a diffondersi realmente, con crescite a ritmi esponenziali. E' lì che è stato accolto e incoraggito a diventare adulto e autonomo. E' lì che ha trovato le strutture per essere praticato e propagandato. I writer hanno trovato i muri. I breaker hanno trovato un posto dove non ci fossero direttori artistici di balere e discoteche pronti a cacciarli perchè facevano robe strane ed erano vestiti male. Gli mc e i dj hanno trovato un pubblico - un pubblico intenzionato a partecipare, non solo pronto a ramirare distrattamente l'ultima stranezza modaiola americana. Non c'è alcun pioniere dell'Hip Hop italiano, fra chi arriva dalla scena dei centri sociali. Ma è questa stessa scena ad aver messo l'hip hop sulla mappa, nella società italiana.
Quei giovani condannati alla marginalità sociale nel Bronx di quegli anni, infatti, ebebro la capacità (la necessità) si sintetizzare in un preciso momento storico, in un luogo particolare, determinate forme espressive appartenenti alla tradizione culturale afroamericana e latina, per farle nascere e diffondere attraverso momenti e spazi di aggregazione autoprodotti come i block parties, una nuova ondata creativa che, sa lì a breve, invaderà il mondo. U.net
Perchè tu, nel momento in cui abbracci la cultura hip hop, utilizzandone una delle discipline dovresti essere tenuto a farlo, devi sentire la responsabilità di divulgare una tradizione, non devi solo pensare al qui e ora e a quello che viene più facile e immediato per te.... ....è che avevo profonda consapevolezza del sendo del rispetto: rispetto verso quella cultura hip hop che aveva aiutato moltissime persone emarginate a dare un senso alle proprie e ad avere un posto nella società. The Next One
La storia dimostra che l'hip hop può occuparsi benissimo di politica, non sto neanche a fare qui i centomila esempi possibili, esattamente come può occuparsi di party, di piccole quotidianità, di amori, di colori, di movimenti. Ognuno nell'Hip Hop può spendersi secondo la sua personale sensibilità, nel momento in cui porta rispetto alla propria cultura.
Poi sai, noi che provenivamo dall'Isola eravamo considerati dei gran fighetti, nella galassia dei centri sociali. All'epoca era assurdo pensare di fare lì dentro una festa; oggi è scontato che negli spazi occupati ci siano concerti, serate con dj, eccetera.. all'epoca invece se provavi a proporlo la prima reazione era: "Una festa? e per cosa? Per finanziare quale causa?". Quando rispondevi che no, non c'era nessuna causa particolare da finanziare, era una festa per proporre buona musica, magari qualcosa di nuovo,magari qualcosa di culturalmente avanti, ecco, lì partivano gli scazzi. Pesanti, anche. Deda
Vorrei innanzitutto una tua definizione di sucker. chie è il sucker?
Ti dirò cosa non è un sucker. No è un sucker uno agli inizi, non è un sucker uno che dopo dieci anni non ha capito niente, non è un sucker uno che si veste da paninaro. Viceversa: un sucker è un infame, uno che ruba lo stile di un altro per farlo suo, uno che per conto del Male vuole eliminare il Bene, uno che vuole prendersi meriti che non ha. Dj Gruff
D'altronde la poesia è dentro ognuno di noi, bisogna solo andarla a cercare nella propria anima... ce la tiriamo dietro da sempre... noi siamo pezzi di ricordi. Dj Gruff
Questa è la vita, a me piace spiegare il fatto esattamente. Forse ci metto troppo cuore o fotta, non so; fatto sta che che è sempre più raro che qualcuno chieda la mia opinione. A torino, dove come ben sai ci trovi gente capace (non molti, per la verità), le critiche sono la parte migliore. La tamarraggine più stronza la trovi al Regio. Io venedno da lì e non essendo propriamente settentrionale non posso fare altrimenti. Comunque non è cattiveria: è cuore,fotta,stile. Dj Gruff
In più, se nasci come imitazione la gente se ne accorge. Quando qualcuno invece fa qualcosa di pancia, da un'esigenza e da una scintilla personale, la differenza salta fuori. Phra
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